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……sei un seguace di Sandrino. Infatti parlando di questo quartiere come non citare il Grande Maestro e la Sua Frasconarte(ria). Le pergamene collocano l’esistenza di questa somma disciplina agli albori della civiltà, quando il ceppo rinascimentale per cui Firenze ha plasmato il mondo prendeva forma, e con esso si sviluppavano ogni giorno e ogn’ora nuove freschezze intellettuali e artigiane, sulla stregua della ricerca solerte e mai doma dei confini invalicati dell’essere. E’ in questo fertile scenario che la nostra materia meglio indirizza i propri sforzi e mostra i muscoli del suo capitano. Il Frasconà riprende tutto cio’ che lo impressiona, che lo coglie impreparato, dimostrando nella sua lungimirante istintività tutta la grandezza della sua opera, che ricerca nel contrario e nel raffinato opposto l’essesnza di sè stessi, rinnegando la paura dell’ignoto e andando pertanto incontro all’apertura di canali privilegiati, dai colori forti e chiari, dai tratti sicuri consoni solo ai pochi, se non agli unici che sanno in tale pratica esprimere la realtà.Come tutti i migliori, anche il Maestro conosce l’invidia dei vili e l’avversione dei mediocri, ed è cosi che nel 1529 in occasione della celebre rappresentazione di quella che passerà alla storia come la prima partita del calcio storico fiorentino, un suo dipinto viene ignobilmente attaccato in piazza e mostrato come zimbello poichè vi erano raffigurati 28 calcianti per parte anzichè i canonici 27….. nessuno aveva capito il senso del Maestro, che è sempre un passo avanti! Da quel di la vita del Maestro cambia, i suoi concittadini approfittano dell’accaduto e lo dileggiano chiamandolo Frascoccia, è costretto all’esilio e le sue opere gli vengono confiscate. La sua Firenze lo rinnega e lo scorda velocemente, memore forse del trattamento riservato a Dante e la sua vita a un bivio sembra non trovare una svolta. Ma come tutte le cose belle c’è sempre chi non crede alle cattiverie e alle maldicenze e cosi in breve una piccola e agguerrrita cricca di seguaci si mette all’opera per trovare il Maestro, volenterosa di riportarlo in città e per fare questo parte alla ricerca senza meta . Ci vorrà del tempo ma i nostri ragazzi sono sicuri di quello che fanno e sanno quanto è importante in una città che voglia chiamarsi tale la presenza di un Maestro di tanta bravura. Quando lo trovano in un bosco sperduto della bassa Toscana il Maestro è allo stremo delle forze, un pò invecchiato e curvo sulla schiena, ma gli basta respirare l’amore per tornare a sognare e come il pifferaio magico guida la schiera di topi al rientro in Firenze. Il questore Tagliente e la digos hanno predisposto un accurato servizio d’ordine con piu’ di 2000 uomini, tornelli e biglietti nominativi, ma grazie a un passaggio sotterraneo il Maetro e i discepoli sbucano in Santo Spirito ed è li, nel cuore della città, che si riappropriano dei loro mestieri e della loro arte. Oggi, essere Frasconàrte significa andare oltre, guardare dove è buio, togliere le ragnatele dell’ignoranza dagli angoli sporchi del vivere cittadino, dare respiro al proprio cuore con la fantasia e l’immaginazione, credere nella bontà degli altri e non darsi mai per vinti. Ringraziamo il Maestro e i suoi discepoli custodi di un’antica tradizione, fatta di mente, cuore e polmoni.
















